Castello di Uggiano,viaggio tra mito e realtà.

 

“SCENARIO INCANTEVOLE DOVE OGNUNO VORREBBE PERDERSI”

IL MITO

A proposito del Castello di Uggiano la tradizione orale favoleggia di un tesoro sepolto fra le mura, e di tutto un cerimoniale da compiere per  venirne in possesso. Si parla infatti, di serpenti alati giganteschi, cui l’incantesimo ha affidato il compito di custodirlo; di pozzi profondi, di corridoi che perforano in lungo e in largo la collina, quasi a simboleggiare l’antro del famoso Minotauro; ma la cosa più sbalorditiva è costituita da quello che l’uomo deve compiere per  coronare i suoi sogni di possesso. Di nascosto, senza essere visto da chicchessia, deve mangiare una di quelle forme di lardo, che ancora di vedono curare appese vicino al focolare, senza pane, recitando scongiuri, in cui ha una certa prevalenza il segno della croce. Nel cuore della notte, senza luna portandosi all’interno del castello, dopo aver  cosparso tutto intorno un bel po’ di sale, deve tornare a mangiare ancora due dei pezzi di lardo appena descritti, e partire alla ricerca del tesoro, che, una volta rinvenuto non si trasformerà in polvere, come accadrebbe a chi lo trovasse senza aver  osservato la prescrizione. È chiaro che la leggenda racchiude in se elementi antichissimi interpolati da altri di derivazione medioevale. L’originalità forse sta nella esagerazione della pena vera e propria, da scontare per giungere al tesoro. Infatti non credo che possa esistere uomo capace di mangiare in uno o due giorni, qualcosa come quindici  venti chili di lardo.  Malgrado tutto ciò, affascinati solo dal suono del termine  tesoro, centinaia di volenterosi si sono messi, armati di badile, alla sua ricerca come vuole la leggenda, senza giungere ad alcun risultato, se non a quello di agevolare il crollo di talune parti del castello.

LA REALTA’

Il fortilizio  ormai  luogo che desta grande interesse per chi decide di visitare la città di Ferrandina,  è situato a circa 5  chilometri da esso. Di questo complesso architettonico restano ormai pochi ruderi, che hanno un  bisogno urgente di essere consolidati e restaurati, ma attualmente la nostra soddisfazione è quella di constatare che effettivamente la coscienza non solo giuridica, sul piano legislativo, ma quella dei cittadini, degli utenti della cultura, degli operatori culturali ha fatto una rivoluzione , più che una evoluzione sostanziale e decisiva. I castelli non sono più simboli di un antico servaggio, sono dei monumenti, delle testimonianze della nostra civiltà, sono nostra carne e sangue culturale, sono storia e folklore,  che dobbiamo curare e salvare ma soprattutto assicurare al futuro. Un grosso impegno dovrà essere rivolto alla valorizzazione turistica del centro stesso, nuovi circuiti, opportunamente predisposti dal punto di vista sia dell’offerta di attrezzature adeguate, sia dalla promozione della domanda, che dovranno consentire il diffondersi su vaste aree del territorio soprattutto del meridione in particolare Ferrandina, potenziando le attività di ricerca e formazione finalizzate alla tutela e alla salvaguardia del patrimonio nonché alla fruibilità. In quest’ultimo capitolo ho inteso ipotizzare una ricostruzione seppure parziale e per quanto possibile del sito per renderlo interessante agli occhi dei visitatori che giungono da varie parti d’Italia per visitare i ruderi dell’imponente rocca. Tale lavoro è stato svolto sulla base delle ricerche che riguardano gli usi e i costumi, il folklore e la tradizione che contraddistinguono  Ferrandina rispetto ai paesi confinanti, tutto ciò in relazione alle esigenze attuali in cui versa la zona di Uggiano dove è ubicato il Castello.

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